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Lettere per presunte infrazioni della "zona a traffico regolato" di Dubrovnik: le anomalie da conoscere prima di pagare

Negli ultimi giorni diversi automobilisti italiani hanno ricevuto una comunicazione via posta proveniente da uno studio legale con sede a Pola (Croazia), riguardante presunte infrazioni commesse all'interno della nuova zona a regime di traffico speciale istituita dal Comune di Dubrovnik. Abbiamo esaminato la documentazione ricevuta da alcuni clienti e riteniamo utile condividere alcune osservazioni, per chi si trovasse a ricevere una lettera analoga.

Il contesto: la nuova zona a traffico regolato di Dubrovnik

Il Comune di Dubrovnik ha effettivamente istituito, dal 2 giugno 2025, una zona a regime di traffico speciale attorno al centro storico, allo scopo dichiarato di ridurre la congestione stradale. Come indicato sul sito ufficiale del Comune, l'area comprende le vie che circondano il nucleo storico, da Ilijina glavica a Zagrebačka, fino a Viktorija, Pile e Boninovo, ed è regolata tramite permessi (PPK) o pass richiedibili online sulla piattaforma comunale dedicata. Per chiarimenti, il Comune indica un proprio recapito istituzionale (zona@dubrovnik.hr) e un numero di telefono dedicato.

La zona, dunque, esiste ed è regolata da un provvedimento reale. Proprio per questo la vicenda merita attenzione: la base normativa richiamata nelle lettere è autentica, mentre è il modo in cui viene gestita la comunicazione e la richiesta di pagamento a sollevare più di un interrogativo.

Come si presenta la comunicazione

Le lettere esaminate seguono uno schema ricorrente: vengono inviate da uno studio legale privato (Avv. Marko Kuzmanovic) che dichiara di agire su procura del Comune di Dubrovnik, allegano un "Registro delle infrazioni" e una "Registrazione della contravvenzione" redatti dagli uffici comunali croati — corredati di traduzione italiana e fotografie del veicolo — e richiedono il pagamento di un importo entro un termine breve (otto giorni), con l'avvertenza che il mancato pagamento esporrebbe a un procedimento con sanzioni ben più elevate (nei casi esaminati, fino a quasi 1.990,00 €).

Le anomalie rilevate

Un esame più attento del testo e degli allegati fa emergere alcuni elementi che, a nostro avviso, meritano cautela:

  1. Il mittente. A contattare il presunto trasgressore non è l'ente pubblico titolare della pretesa sanzionatoria, ma un avvocato privato, che agisce sulla base di una procura conferita dal Comune. Si tratta di una modalità inconsueta per la gestione di una sanzione amministrativa comunale, di norma riscossa direttamente dall'ente o tramite i canali di esazione da esso individuati.

  2. L'importo maggiorato e non giustificato nell'atto. L'importo indicato come "totale da versare" è superiore a quello risultante dagli atti amministrativi allegati (nel caso esaminato, 420 € a fronte di una sanzione registrata di 260 €). Interpellato in merito, lo studio legale ha chiarito che la differenza corrisponde a spese di notifica, traduzione e ricerca dell'intestatario del veicolo presso i registri esteri. Si tratta però di voci che non risultano in alcun modo specificate né quantificate nell'atto originario ricevuto dal destinatario, il quale si trova quindi a dover pagare un importo la cui composizione non è né trasparente né verificabile sulla sola base della documentazione allegata alla lettera.

  3. Il disallineamento tra la procura e l'uso che ne viene fatto. La procura allegata alla comunicazione conferisce all'avvocato il mandato per il recupero di sanzioni amministrative non pagate — ossia per pretese già definitive e rimaste inadempiute. Nei casi esaminati, invece, l'atto viene utilizzato per riscuotere una sanzione notificata per la prima volta al presunto trasgressore, che non ha quindi mai avuto la possibilità di adempiere spontaneamente né di esercitare un diritto di difesa prima di ricevere la richiesta di pagamento. L'ambito di applicazione della procura, così come formulato, non sembra coprire questa fattispecie.

  4. Il beneficiario del pagamento. Il bonifico richiesto va versato non su un conto della pubblica amministrazione, ma sul conto corrente personale dell'avvocato. Ne consegue che il pagamento non offre, di per sé, alcuna garanzia che la posizione venga effettivamente definita presso l'ente pubblico competente, né che l'importo versato venga qualificato come pagamento della sanzione piuttosto che come compenso per l'attività del legale.

  5. La traduzione non giurata. La traduzione italiana allegata agli atti croati non risulta essere una traduzione giurata (asseverata), circostanza che ne limita il valore quale prova dell'effettivo contenuto e della portata del provvedimento originario.

Che cosa è, davvero, questo documento

Nel complesso, la documentazione esaminata non ha le caratteristiche di un provvedimento sanzionatorio definitivo e immediatamente esecutivo, quanto piuttosto quelle di un avviso di pagamento preliminare, anteriore all'eventuale avvio di un procedimento amministrativo vero e proprio per la violazione contestata.

Questo aspetto ha una conseguenza pratica non trascurabile: anche qualora il procedimento amministrativo venisse effettivamente instaurato, non vi è alcuna certezza che l'importo dovuto in via definitiva coincida con quello oggi richiesto. Al contrario, è tutt'altro che infondato ritenere che la sanzione effettivamente accertata all'esito del procedimento — al netto delle spese legali applicate dallo studio per la fase preliminare — possa risultare significativamente inferiore. Procedere al pagamento immediato dell'importo richiesto, quindi, non è necessariamente la scelta più conveniente per il destinatario.

Conclusioni

Non è possibile escludere, in astratto, che l'infrazione sia stata realmente commessa: la zona regolata esiste ed è pienamente legittima. Sono però le modalità con cui viene gestita la richiesta di pagamento — mittente privato, importi maggiorati e non giustificati nell'atto, uso di una procura dal perimetro dubbio, beneficiario del pagamento diverso dall'ente pubblico, traduzione non giurata — a non offrire le garanzie che ci si aspetterebbe da una procedura sanzionatoria amministrativa regolare, e a rendere opportuna una verifica  prima di qualsiasi pagamento.

Il nostro studio si è già attivato, prendendo contatti con il Consolato italiano competente per l'area di Dubrovnik e con colleghi del posto, per comprendere quale sia l'approccio più corretto da seguire in questi casi.
Considerati i tempi stretti (8 giorni) richiesti per il pagamento, mettiamo a disposizione il seguente numero di celullare - 355 583 8863 (avv. Giulio Del Prete) - per chi volesse ricevere supporto al riguardo.

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